mercoledì 25 marzo 2020

MINA 80 ANNI, GRANDE NELLA STORIA

"La parte della tigre",  titolo che diedi al disegno pubblicato su "IL TEMPO"  di  Salerno  il  18 agosto 1965   unitamente  alla cronaca dello spettacolo "Music Hall Internazionale"  svoltosi nel quadro dell'Estate Salernitana al Teatro della Riviera, con la "Tigre di Cremona" applauditissima star  



    Mina in primo piano tra i big del Festival di Sanremo 1961    (copertina di Walter Molino)       

lunedì 23 marzo 2020

SPENTO IL GENIO CREATIVO DEL DESIGNER PINO GRIMALDI

                           

Vivo cordoglio per la scomparsa di Pino Grimaldi, artista geniale ricco di idee e nuove intuizioni. Dopo gli studi  all'Accademia di Belle Arti di Napoli e all'Università di Salerno, presso l'Istituto di Storia dell'Arte diretto da Filiberto Menna, il prioritario interesse rivolto alla Fotografia d'Arte con la costituzione dell'Archivio fotografico dell'Istituto), al Design, alla Multimedialità e al Marketing.
Fonda nel '73 "Studio Segno" con Gelsomino D'Ambrosio, altro insuperabile genio della creatività non solo grafica. Segno Associati nell'84 sarà la prima impresa di comunicazione del Mezzogiorno.
Pino Grimaldi ha illustrato con le fotografie molti libri di architettura e suoi elaborati sono stati esposti in numerose mostre.
Il cordoglio del sindaco Vincenzo Napoli è stato espresso con sentimenti di affetto e stima: " Insieme a Gelsomino D'Ambrosio ha dato vita ad una stagione entusiasmante di rinnovamento stilisico e contenutistico"

                         Filiberto Menna  nella geniale fantastica realizzazione di Pino Grimaldi

(Amarcord) Daniele Pasa eclettico goleador granata


Proveniente dal Padova alla Salernitana nelle stagioni '90-91 e 91-92. Nel ruolo di centrocampista, con attitudini a trasformare i calci piazzati, il capitano realizza 17 gol  in 67 partite. Nato a Montebelluna (Treviso) il 2 aprile 1965 allena oggi la squadra locale che milita nel campionato di  Serie D

domenica 22 marzo 2020

(Amarcord) Paolo Signorino, disegno e pittura di forte spessore artistico

Ritratto di   Alfonso Gatto
Serigrafia, cm. 50x70 1976

"Raffinato ed elegante evocatore di ambienti liberty che ha assorbito
  in modo  originale le esperienze neo-impressioniste di Matisse..."
 (Paolo Ricci)
L'antiquariato
Acrilici su tela, cm. 100x120
1974


sabato 21 marzo 2020

Omaggio a Gianni Mura

                    Giornalista (grande), enigmistico (anche)


  (anagrammatico e calembour-homme (pure) 

Il numero dieci o la fantasia

di Gianni Mura da Smemoranda 2000

IO. Il mito della maglia numero 10, che si può leggere anche come affermazione dell’ego. Oggi i numeri di maglia li decide l’ufficio marketing, ma per tutto il secolo li ha decisi il talento del giocatore e il riconoscimento del suo talento era nella consegna della maglia numero 10. I migliori 10 del secolo sono tipi che segnano e fanno segnare (sognare, anche), sanno dribblare e lanciare. Hanno un bel tiro, a volte usano un solo piede. Ai bambini i tifosi danno il loro nome, la Francia è piena di Michel e Napoli di Diego Armando. Ma tagliamo corto e parliamo di loro. Alfredo Di Stefano aveva il 9 sulla maglia, come del resto Bobby Charlton e Nandor Hidegkuti, ma giocava da 10. “Il campo nasceva dai suoi piedi” ha scritto Eduardo Galeano della Saeta rubia, la Freccia bionda. Non riuscì mai a disputare un mondiale. Nel giardino di casa ha costruito un piccolo monumento alla palla e sul basamento c’è scritto: gracias, vieja. Mariolino Corso aveva l’11 sulla maglia, ma solo perché il 10 era di Luis Suarez, galiziano instancabile, comprato nel ’62 dall’Inter di Moratti e subito capace di dare un senso a tutto quanto, coi suoi lanci di 50 metri. Corso, veronese lunatico, usava il destro solo per camminare e col sinistro disegnava punizioni a foglia secca. è il participio passato del verbo correre, scrisse Gianni Brera. In effetti Corso aveva la velocità del bradipo, ma piùeleganza, e quando aveva voglia di giocare non lo fermava nessuno (non sempre aveva voglia). Pelé è stato il primo 10 a entrarci negli occhi via tv. Prima ai mondiali del ’58, in Svezia (aveva 17 anni), poi a quelli del ’70, lui e Burgnich che saltano insieme, Burgnich che torna coi piedi in terra, Pelé che resta in aria e segna all’Italia, poi accolta a pomodorate per via della staffetta fra Mazzola e Rivera (il piùclassico dei nostri 10). Il governo brasiliano nominò il ventenne Pelé patrimonio nazionale, come una chiesa o una foresta. Vietata l’esportazione. è stato un vero e proprio genio del calcio, bravo anche a fine carriera come attore e come ministro dello sport. Per evitare paragoni scomodi, suo figlio ha deciso di giocare a calcio, ma da portiere. Zico è stato chiamato il Pelé bianco. Meno atletico nel fisico, tiro micidiale, ha fatto grande per quanto poteva l’Udinese. Come Pelé, va ricordato per la grande lealtà in campo. E così Michel Platini, detto le roi come Pelé era o rey. Poco atleta, in apparenza, la sigaretta spesso in mano, ma con un senso dei tempi da sublime direttore d’orchestra. Spiritoso e capace di sdrammatizzare il calcio, si capiva che avrebbe fatto strada. Capo dell’organizzazione dei mondiali del ’98, gran consigliere del presidente della Fifa, Blatter, che ha molto bisogno di buoni consigli, oppure il calcio ha bisogno che Blatter si dia al giardinaggio, ma questo è un altro discorso. Il miglior confronto fra 10 lo abbiamo avuto con Platini alla Juve e Maradona al Napoli. Lo Champagne contro la Coca (non solo Cola), il valzer musette contro il tango figurato, la sdrammatizzazione contro la drammatizzazione estrema, l’ironia del francese contro l’allegria dell’argentino. Si sono sempre stimati, da anime diverse capaci però di ottenere il massimo dal pallone e di dare il massimo aiuto ai compagni, il massimo divertimento ai tifosi. Ma in questo caso a tutti. Un dribbling, una punizione liftata, un’apertura geniale sono il sale e il sole del calcio. Il gol più bello il 10 Maradona lo fece in Messico all’Inghilterra, metà campo in 10 secondi toccando 10 volte il pallone e scartando cinque avversari. Nella stessa partita, angelico e diabolico, Maradona segnò anche un gol con la mano. Il vecchio 10 da noi è Baggio, il giovane 10 Del Piero. Il mio 10 è Zola, mi piacciono i miti miti (plurale di mite) anche se hanno sulla schiena il 25.



Amarcord "Re Artù" e la favola rotonda

(fonte  "Il Mattino" del 20 marzo 2020)
L'ex bomber della Salernitana Arturo Di Napoli, il non dimenticato "Re Artù" granata, che ora vive e allena in Lombardia, in  una intervista ha detto: «In casa da 14 giorni temo il dopo–virus. Negozianti e piccole imprese hanno paura. A rischio c’è molto di più del nostro calcio".

Arturo Di Napoli, in arte “Re Artù”, con 21 reti aveva contribuito in maniera decisiva alla promozione in Serie B della Salernitana nel campionato 2007/2008. E come tutti i re, con la sua bella corona in testa, è stato davvero  protagonista di una favola, rotonda come un pallone di calcio. 

La vignetta fa rivivere il  “Re Artù”  dei tempi  migliori con l’exploit in maglia granata, nel ricordo dei 40 gol segnati tra campionato e coppa dall’ex di Inter, Napoli, Empoli, Palermo
                                              (Cronache del Mezzogiorno,     direttore Tommaso D'Angelo)

giovedì 19 marzo 2020

GIORNATE DI "CLAUSURA" ANTIVIRUS...

 E IL SOTTOTETTO CON "MEMORIA" STORICA



Sul finire degli anni '90  l'ammirevole incontro  tra  i sindaci 
di  Salerno di più lunga durata: Alfonso Menna  (15 anni)  e Vincenzo De Luca (8 anni). 
Memorabile la longevità  di Menna, scomparso a 108 anni l'11 aprile 1998 (era nato a Domicella, Avellino,  il 22 gennaio 1890)