lunedì 8 settembre 2014

QUANDO LA CASSAZIONE MISE FINE ALL'INCHIESTA SUL "FURORE INN RESORT" (DURATA SETTE ANNI) ASSOLVENDO IL SINDACO RAFFAELE FERRAIOLI

LA  NOTIZIA, 24 gennaio 2010 

La seconda sezione della Cassazione ha assolto Raffaele Ferraioli, sindaco di Furore, e altri 38 indagati per la vicenda del “Furore Inn Resort”, il lussuoso complesso alberghiero della Costa d’Amalfi, realizzato con  finanziamenti pubblici  (otto miliardi di lire  erogati dal fondo per il rientro della disoccupazione) invece di un semplice complesso sportivo con piscina. Nel decreto di chiusura delle indagini il p.m. Gabriella Nuzzi  aveva evidenziato che   con “un sofisticato sistema fraudolento mediante l’adozione di atti e provvedimenti amministrativi falsi ed illegittimi” risultava stravolta completamente la natura del complesso  con la trasformazione da semplice struttura sportiva  per la collettività di Furore  in un lussuoso albergo a  cinque stelle.

Soddisfatto per l’assoluzione,  il sindaco di Furore ha dichiarato: “ Il ‘Furore Inn Resort’  ha rappresentato il volano per lo sviluppo di Furore e della Costiera nel panorama turistico. Si sono creati posti di lavoro, ma  ho pagato  un prezzo alto”.  Il difensore di Ferraioli, l’avvocato Marcello Giani,  ha inteso  aggiungere alla propria soddisfazione uno spunto polemico: “Ora si parla di Giustizia rapida e processo breve, ma la giustizia breve non è migliore di quella meditata. Il processo ha bisogno dei suoi tempi”. 





































( Cronache del Mezzogiorno, satiricoamabile )



mercoledì 3 settembre 2014

LA VIGNETTA PER IL LIBRO "ARIDATECE ER...CONTE" DELL'ARETINO GIFFONESE


Sabino Rinaldi, l' Aretino Giffonese, è seduto davanti al Bar Coppola. Mi vede e fa: “Amabile, proprio te cercavo” e mi dice che per il suo libro, già in tipografia, vorrebbe pubblicare una mia vignetta in copertina. Rinaldi -com’è ben noto- è il grande pettegolone di Giffoni Valle Piana. Sa tutto di tutti ed è abbastanza popolare per le sue apparizioni pettegole-comiche su qualche telelocale e per i “comizi” a “Piazza Puttanova” dei quali non era difficile indovinare la committenza.
Mi spiega, che molti gratificati fedelissimi di Conte, sentendosi “naufraghi”, ora (siamo a maggio  1996)  rimpiangono l’ex ministro delle Aree Urbane. C’è chi ha cercato di salvarsi approdando a Forza Italia, chi ha gridato “help” addirittura a Veltroni, quello che nel 2008 avrebbe fatto suo lo slogan di Obama: “Yes, we can”.
Con infinita descrizione di pettegolezzi alla Elsa Maxwell, Aridatece er Conte appare come una mascherata apologia dell’onorevole Carmelo, arrivato pur sempre ministro dopo essere partito dal paesello Piaggine.


Ecco appunto gl’inizi di Conte nel burlesco stile di don Sabino: “Di umili origini, figlio di un agiato pecoraio di Piaggine (gli agiografi sostengono che avesse 1500 pecore, ma Antonio Palmieri, conterraneo, ne contava poco più di 200), studi in un primo momento come seminarista nel Convento dei Cappuccini di Giffoni, dopo la maturità classica si iscrisse a legge.
Laurea conseguita con 110 senza lode, ospite del Collegio Universitario Miranda assieme al giudice Alessandrini poi fatto oggetto di un attentato mortale da parte delle brigate rosse, a Giulio Tarro l’allievo prediletto di Sabin, al Prof. Panebianco Preside della Facoltà di Giurisprudenza e al primario chirurgo Prof. Giannino Martino da Giffoni.
Grossa occasione  fu per lui il matrimonio con la figlia del costruttore Ciao di Eboli, poi ammazzato per una piccante di gelosia, che lo introdusse in ambienti che altrimenti gli avrebbero fatto ostracismo. 
Gli inizi come avvocato furono molto stentati (cominciò ad acclimatarsi con le faccende legali nel sindacato del comparto agricolo Uil e nello studio Scocozza).  All’epoca lo si intravedeva nel ristorante Il Bersagliere condotto da don Vincenzo Sada (locale pure  frequentato da Lelio Schiavone, il poeta Gatto, il professore Vittorio Gallo) in compagnia dell’avvocato Riccardo Scocozza, del quale non portò mai la borsa perchè il decano degli avvocati ebolitani dai suoi quaranta e passa aspiranti procuratori non ha mai preteso questo gesto.
Nel ’68, osteggiato duramente da Fulvio Scocozza e da Mario Vignola che gli negarono la candidatura nel PSI, si presentò nella corsa per la consiliatura nel comune di Eboli con una lista civica dal nome roboante,Forze Libere, con a simbolo i cinque cerchi delle Olimpiadi.
In quel periodo, accompagnato da un cugino, Pietro Vertullo, che sarà poi vice-sindaco di De Luca ed assessore alle finanze del Comune di Salerno, si recò dall’Onorevole Lettieri, la cui segreteria politica retta da Carlo Apolito, era allocata in Salerno alla via San Giovanni Bosco, per offrire i suoi servigi politici.
Ma nel clan Lettieri già scalpitava Gelsomino Pantuliano e due galli nel pollaio non avrebbero potuto convivere. Nel ’70, a sorpresa, manovrando abilmente, sindaco di Eboli. Tale carica, gli fu da viatico, per il conseguimento della nomina, per la verità alquanto rocambolesca, a segretario provinciale del PSI nel 1973 , sponsorizzato da Enrico Quaranta, sostituendo l’ottimo demartiniano Iovino di Angri, sostenuto da Feliciano Granati, Giovanni Fenio e Antonio Moscariello (...) Una nota di colore: un membro della direzione provinciale, tale Attilio Manna da Mercato San Severino, fu tenuto chiuso nel cesso della Federazione al di là dei tempi necessari per i suoi bisogni e tale momentanea assenza fu decisiva per l’elezione di Conte. (...)


martedì 19 agosto 2014

"COMPROMESSO"... DEL NAZARENO, LE VIE DELLA SINISTRA SONO FINITE. A DESTRA

ENRICO BERLINGUER, TRENT'ANNI DALLA MORTE

Nell'autunno del 1973, con tre articoli pubblicati dalla rivista Rinascita, il segretario del Pci Enrico Berlinguer gettò le basi ideologiche di quello che sarebbe passato poi alla storia come il "compromesso storico",  cioè la strategia politica elaborata e sostenuta, tra il 1973 e il 1979, dal Partito comunista italiano, in seguito alla riflessione compiuta dal segretario Enrico Berlinguer sull’esperienza cilena del governo di Unidad Popular di S. Allende . Tale strategia si fondava sulla necessità della collaborazione e dell’accordo fra le forze popolari di ispirazione comunista e socialista con quelle di ispirazione cattolico-democratica, al fine di dar  vita a uno schieramento politico capace di realizzare un programma di profondo risanamento e rinnovamento della società e dello Stato italiani, sulla base di un consenso di massa tanto ampio da poter resistere ai contraccolpi delle forze più conservatrici.

( Gazzetta di Salerno, 1979 )

venerdì 8 agosto 2014

FERDINANDO CAPPUCCIO ALIAS FERD BUON GUSTO

VIGNETTA  DEL  18 DICEMBRE 2008    ( Cronache del Mezzogiorno )

 FERD   BUON GUSTO…



  
Ferdinando Cappuccio, dirigente bancario, enogastronomo e scrittore di guide del gusto, è stato eletto all’unanimità  presidente dell’Enoteca provinciale, sorta  per intuizione dell’assessore all’Agricoltura Corrado Martinangelo.

L’iniziativa è tesa a catturare l’attenzione dei turisti per convogliarli nel centro storico, dove sarà ubicata la sede.

“Poco sfruttato in Campania –ha detto Cappuccio-  il turismo enogastronomico può proiettarci ai primi posti degli itinerari tra sapori e saperi. Abbiamo tesori d’arte inestimabili, un paesaggio invidiabile, vini superbi a prezzi accessibili e una cucina di grande prestigio”.

Del consiglio di amministrazione dell’Enoteca fanno parte rinomati produttori quali Marisa Cuomo, Bruno De Conciliis e Andrea Reale.

Ferdinando Cappuccio è dunque l’uomo giusto al posto… gusto, come  conferma il meritato nome d’arte:  FERD  BUON GUSTO…


giovedì 7 agosto 2014

29 SETTEMBRE 1968, IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIOVANNI LEONE A SALERNO



Qui  il racconto della storiella del ritratto e/o caricatura  di Giovanni Leone.
Quando il direttore di  GIORNALE SUD, settimanale politico economico di cui ero collaboratore, mi chiese un “ritrattino” (da pubblicare in prima pagina) del senatore Giovanni Leone, presidente del Consiglio  dei ministri, che avrebbe celebrato, domenica 29 settembre 1968, il 25° anniversario di Salerno prima Capitale dell’Italia libera, mi misi subito al lavoro anche perché il settimanale  era già tutto impaginato con le colonne di piombo “sfornate” dalla linotype.
Disegnai la sera e nella mattinata successiva portai il  ritrattino in tipografia per la realizzazione del clichè da inserire nello spazio ad hoc.  Peraltro il direttore avrebbe visto il disegno a pubblicazione avvenuta.
Tuttavia quando l’incontrai  mi fece notare che avevo fatto una caricatura invece del ritratto. E allora per salvarmi in angolo risposi che il volto del presidente Leone, con tutto il rispetto era al tempo stesso ritratto e caricatura,  caricatura e ritratto…



Molto ricca la carta d’identità politica di Giovanni Leone.
Laureatosi in giurisprudenza a 21 anni nel 1929  e in scienze  politiche un anno dopo, intraprese presto e con successo la  carriera di docente universitario. Entrato in politica, dal 1948 fu deputato fino alla nomina (27 agosto 1967) di senatore a vita ad opera del presidente della Repubblica  Giuseppe Saragat.
Presidente della Camera dei Deputati dal 1955 fino al 23 giugno 1963 per il sopravvenuto incarico di presidente del Consiglio:  primo dei due governi “balneari” (l’altro, pure monocolore democristiano, sarà nel 1968).
Eletto presidente della Repubblica il 24 dicembre 1971, dal 1975 Leone subì attacchi dal Partito Radicale di Marco Pannella e da L’Espresso, che lo avrebbero portato alle dimissioni il 15 giugno 1978.
Dal punto di vista satirico di Giovanni Leone  resta la sua spiccata e accentuata (nel senso di accento partenopeo) napoletanità e l’oratoria fluentissima che mandava in crisi i malcapitati stenografi. Ecco un esempio del velocissimo eloquio di Leone, quand' era presidente della Camera:  (“…non essendostatoraggiuntoilqqquorumprevistodallaCostituzzzione…”).
Anche buontempone con notevole carica umoristica, per esempio quando (1975), contestato a Pisa dagli studenti  universitari, fece le corna dicendo: “so’ fetienti”…


mercoledì 6 agosto 2014

ALFONSO ANDRIA, POLITICA VERA

                    
LE  DUE  FACCE  DELLA  MARGHERITA
Mentre divampa sempre più clamoroso lo scandalo nella ex Margherita, 
per le appropriazioni milionarie dell’ex tesoriere Lusi, il senatore
Alfonso Andria, pure ex della Margherita, ha vissuto il suo momento
magico a Roma, nella sua qualità di Presidente del Centro Universitario
Europeo per i Beni Culturali,  alla presentazione de “L’autoritratto di
Leonardo. Tecnologia e tutela per un’opera unica al mondo”.


Vignetta del 21 marzo 2012   ( satiricoamabile )

domenica 3 agosto 2014

MARTINA E/O IL TRIONFO DELL'ESSERE. SUA

Molto spazio  fu riservato dagli organi d’informazione alla “discesa in campo” di Martina Castellana, candidata (elezioni del 6 - 7 giugno 2009)  alla Provincia di Salerno per An.
Disse: “Mi ha voluta Edmondo Cirielli che io stimo moltissimo. E ammiro  il Pdl che ha saputo valorizzare donne come  Mara Carfagna”.
Il fatto singolare era che Martina Castellana, allora all'anagrafe, risultava essere Michele Castellana.
Ecco cosa scrisse di lei/lui Gianni Colucci del Mattino: “E’ un medico ma anche un transgender:  una donna nelle fattezze, elegante e con una bellezza sfolgorante fin da giovanissima,  che ha conservato gli attributi maschili, modificando in parte il suo corpo per seguire quel che le suggeriva l’anima”.
Molto eloquenti anche alcuni titoli dedicati alla specialista in dermatologia (dirigente sanitario presso l’ASL Salerno due) nata uomo: “L’identità ritrovata” e “Martina story, la dermatologa che cambiò pelle”.
In conclusione: "Martina indubbiamente quota rosa".